Guerra Ucraina: l’Europa è la grande sconfitta.
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Molti affermano che l’Unione europea è la grande assente nella vicenda della guerra in Ucraina. Io sono invece convinto che l’Europa, intesa come insieme di stati che va dall’Atlantico agli Urali e non come UE, sia la grande sconfitta insieme a chi sta morendo e soffrendo in Ucraina. Non è assente perché un pezzo del vecchio continente ha invaso l’Ucraina (la Russia), un altro è stato invaso (l’Ucraina) e il restante sta seguendo come un cagnolino le indicazioni impartite dagli Stati Uniti il cui obiettivo non è certo la pace ma soprattutto indebolire la Russia e consolidare il proprio potere assoluto nei confronti degli altri paesi europei.

Io non sono un esperto di geopolitica ma come tutti ho un cervello e cerco di farlo lavorare in modo pragmatico come dovrebbe fare qualsiasi “strumento” di elaborazione di idee e di progetti. Per questo provo a fare un’analisi della situazione e un’ipotesi di possibile e auspicabile soluzione.

Le premesso che pongo sono poche e sintetiche.

  1. Non facciamoci prendere in giro sulla presunta “esportazione di democrazia”. Un concetto e una pratica ideologica che nasconde interessi politici ed economici che nulla hanno a che vedere con la democrazia e la libertà. Non mi risulta che si siano organizzate guerre contro la Turchia (aderente anch’essa alla Nato) o all’Arabia Saudita (fedele alleato del mondo occidentale) o contro altri Stati che non brillano certo per la tutela dei diritti civili e democratici così come li intendiamo dalle nostre parti.
  2. Non parliamo della guerra in Ucraina come di un avvenimento unico, di una guerra che ci coinvolge per la prima volta. Che dire infatti non solo delle guerre passate (la Corea, il Vietnam, le due in Afganistan, la guerra continua in medio-oriente e l’oppressione del popolo palestinese, i bombardamenti della Jugoslavia, l’Iraq), ma anche quelle attuali dell’Arabia Saudita conto lo Yemen o dello stato di perenne conflitto della Turchia contro il Popolo Curdo.
  3. Evitiamo di parlare di guerra di sterminio o addirittura di genocidio perché se così fosse ben altre sarebbero state le conseguenze in oltre 50 giorni di conflitto. E comunque i crimini di guerra non esistono… perché è la stessa guerra un crimine.

Detto ciò, vengo a quel che io penso avrebbero dovuto fare i paesi europei e che a mio avviso potrebbero ancora fare. La formulazione di una proposta complessiva, immediata, di grande respiro e ambiziosa, rivolta non soltanto ai due paesi in conflitto, ma anche agli USA, alla Cina e all’ONU che preveda preliminarmente un immediato cessate il fuoco, lo stop all’invio di armi e i seguenti punti di accordo.

  1. Alla Russia va riconosciuta formalmente la Crimea.
  2. L’intero Donbass diventa uno stato indipendente e sovrano che soltanto tra qualche anno e con un referendum popolare potrà eventualmente decidere di aderire alla Federazione Russa.
  3. All’Ucraina viene riconosciuta la piena sovranità del proprio territorio con esclusione della Crimea e del Donbass.
  4. All’Ucraina vengono riconosciuti i danni di guerra attraverso un impegno alla ricostruzione da suddividere per metà alla Russia e per il restante 50% da suddividere tra gli USA e gli altri paesi che hanno sostenuto in qualche modo l’Ucraina nel conflitto.
  5. Le sanzioni alla Russia vengono completamente revocate.
  6. L’Ucraina, come anche la Svezia e la Finlandia, rimangono paesi neutrali e in parte smilitarizzati e su ciò vigilerà l’ONU con sue propri osservatori, diplomatici e nella prima fase anche contingenti militari forniti da paesi terzi.
  7. Preso atto che delle criticità dell’attuale “ordine mondiale” , sotto l’egida e la direzione dell’ONU si apre immediatamente un confronto internazionale e complessivo sullo stato del pianeta e sugli equilibri geopolitici attuali che vede la partecipazione di Cina, Stati Uniti, Federazione Russa, i maggiori paesi europei e quelli interessati direttamente ed indirettamente al conflitto in corso. Gli obiettivi del confronto devono essere –
    1. Individuazione di nuovi equilibri geopolitici del pianeta analizzando pragmaticamente le cosiddette “sfere di influenza” dei singoli stati, gli interessi collettivi e quelli specifici, quelli economici e quelli politici.
    2. Decidere l’avvio di un disarmo nucleare progressivo.
    3. Sviluppare ed accelerare al massimo l’impegno per migliorare l’ambiente e le condizioni climatiche del pianeta come obiettivo fondamentale dei prossimi decenni, anticipando decisamente le scadenze già fissate da precedenti accordi.
    4. Impegno universale per sconfiggere il dramma della fame nel mondo e per un intervento sanitario per debellare malattie e migliorare le condizioni igieniche di miliardi di persone.

A questo punto qualcuno dirà: “si va bene tutto ma poi ti svegli d’improvviso tutto sudato e ti accorgi di aver solo sognato”.

Può essere! Però credo che pensare, progettare e “sognare” sia oggi la cosa più importante da fare per riuscire a superare una situazione, quella globale e non solo quella che si è determinata in Ucraina, che sta mettendo in discussione l’esistenza stessa del genere umano.

La riflessione che forse dovremmo fare tutti è che se progettare un futuro diverso, più positivo per tutti e umanamente accettabile viene oggi considerato un “sogno”, allora vuol dire che stiamo veramente vivendo un “incubo” dal quale si può uscire solo con molta partecipazione, molte idee, un pizzico di fantasia e una forte dose di concretezza.

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