Air Italy: il “governo dei migliori” colpisce ancora
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Nonostante l’enorme sostegno politico, economico, mediatico e di gran parte dell’opinione pubblica, il “governo dei migliori” inanella una crisi industriale dopo l’altra. L’ILVA, la GKN, la Whirlpool, l’Embraco e tante altre vicende aziendali sono a dimostrare l’inefficacia sociale delle politiche di questo governo e di quelli che lo hanno preceduto. Nel Trasporto Aereo, se possibile, questa contraddizione emerge in modo ancor più evidente. Dopo la chiusura di Alitalia ora i licenziamenti di Air Italy stanno a dimostrare l’assoluta determinazione degli esecutivi italiani nel perseguire la distruzione di un settore fondamentale per lo sviluppo di un paese che  vede nel turismo, nell’accoglienza e nel made in Italy tre degli ambiti produttivi più importanti. Si obietterà che in effetti la storia che ha portato al drammatico epilogo di queste aziende, come di quelle di altri settori produttivi è cosa che arriva sui tavoli di quest’ultimo governo ma è iniziata anni e decenni fa. È vero, ma non può essere certo una coincidenza che tutte queste vicende si stiano “risolvendo” ora e in modo così drammatico.  Questo governo di tecnici e praticamente di tutte le forze presenti in Parlamento, sostenuto e auspicato dal mondo economico europeo ed internazionale, sta riuscendo dove altri governi non erano arrivati: scardinare il sistema sociale italiano e imporre regole e tutela di interessi estranei a questo paese.

Non c’è bisogno di ricorrere a teorie complottistiche. Non sono un “terrapiattista”, un “teorico” del grande reset o di altre astrusità del genere. Non c’è bisogno di grandi analisi per vedere cosa sta accadendo ma purtroppo l’euforia per il grande condottiero alla guida del suo cavallo bianco, venuto dalle banche di tutta Europa a difendere gli interessi di pochi a danno di molti, viene invece ancora raffigurato come il grande salvatore, il messia che metterà a posto la malandata Italia.

L’esempio del trasporto aereo è paradigmatico per come si sta trasformando da anni la società italiana. Un settore trainante per questo paese aveva una grande compagnia aerea che sino agli anni ’80 era una delle più importanti in Europa. Poi la deregulation e la decisione di far sopravvivere soltanto tre compagnie nel vecchio continente: Air France, Lufthansa e British. Alitalia, ancora troppo grande per essere liquidata in tempi brevi, è stata così progressivamente ridimensionata.

In un mercato, quello del trasporto aereo, in crescita costante da decenni, anche il più sprovveduto degli economisti, dei manager e dei politici dovrebbe capire che una compagnia aerea per mantenere e incrementare una quota percentuale di attività che le consenta uno sviluppo progressivo, deve necessariamente ampliare la sua rete, la sua flotta, le attività connesse al volo e conseguentemente il numero dei suoi dipendenti. La politica italiana di centro-destra e di centro-sinistra hanno operato in modo esattamente opposto. Alla crescita del mercato hanno contrapposto il ridimensionamento di Alitalia, alla crescita enorme delle flotte delle tre grandi europee si è accompagnata la riduzione di quella della compagnia italiana, alla percentuale crescente di voli intercontinentali operati da francesi, tedeschi ed inglesi, Alitalia ha risposto riducendo la flotta di lungo raggio ed esponendosi così in modo idiota alla forte concorrenza delle low-cost. Allo sviluppo dei settori della manutenzione e dell’informatica che si verificava nell’ambito delle tre grandi compagnie, Alitalia ha contrapposto l’abbandono progressivo di queste fondamentali attività. Un complessivo ridimensionamento che è stato determinato proprio dalla mancanza di forti investimenti, fondamentali se si fosse voluta perseguire una strategia vincente.

Tutto facilmente prevedibile. Qualche economista e qualche sindacato di base lo stanno dicendo da decenni, inascoltati. L’abbandono del trasporto aereo è stato causato da una politica di rinuncia allo sviluppo del settore in favore dei grandi “campioni” europei e questo è già accaduto in altri settori industriali italiani come la chimica e la stessa industria dell’auto. Una politica suicida ha sostenuto interessi estranei al paese, accompagnata in questa sua marcia funebre dalla maggioranza dei sindacati che hanno preferito accontentarsi delle briciole che di volta in volta qualcuno gettava ai suoi piedi.

In tutto ciò il “governo dei migliori” sta svolgendo un ruolo di “riepilogo delle storie precedenti” e di chiusura drammatica delle vicende che coinvolgono milioni di persone e gli interessi stessi del paese. D’altra parte, la storia del “cavaliere bianco” venuto dal nord per salvare lo stivale italico è quella di un uomo dell’economia e della finanza che ha passato tutta la sua vita come gestore della politica economica italiana ed europea, non disdegnando neanche un passaggio di alcuni anni alla Goldman Sachs, che non può certo essere scambiato per un gruppo dedito allo sviluppo sociale dei popoli di questo pianeta.

Anche Alitalia ed Air Italy sono figlie di queste politiche, di questa economia, di questi partiti, di questi sindacati, di questo sistema ormai dedito al raggiungimento di sempre maggiori ricchezze in mano di pochi.

Se non si parte da un’analisi complessiva e dalla storia che ha determinato un problema, mai si riesce ad interpretare la vicenda stessa in modo veritiero ed efficace e si rimane coinvolti in polemiche senza senso e abilmente utilizzate per orientare l’opinione pubblica. Questo è accaduto anche nel trasporto aereo dove i mali del settore sono stati e vengono ancora letti dalla politica e dai media soprattutto come frutto di presunti privilegi dei dipendenti. Una narrazione drogata da interessi e valutazioni che nulla hanno di analitico e di obiettivo e che può essere tacitata da analisi e dati concreti, sempre che ci siano ancora orecchie e cervelli predisposti all’ascolto e alla riflessione.

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