ALITALIA: NAZIONALIZZARE O CEDERE LA PROPRIETÀ AI LAVORATORI
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Mettiamo da parte la retorica: non facciamoci sardine in un mare pieno di squali! Cerchiamo di combattere con determinazione utilizzando però gli strumenti più appropriati.

La vicenda Alitalia si sta come sempre diluendo nel tempo e sembra che l’interesse politico e mediatico sia diviso a metà tra chi la vorrebbe morta domani mattina e chi invece non riesce a comprendere perché non si riesca a trovare una soluzione. In mezzo ci sono migliaia di lavoratori dell’intero trasporto aereo che non sanno che fine faranno, anche se sono forse tra i pochi convinti che invece le soluzioni ci sarebbero, sempreché ci fosse la volontà politica di percorrerle.

Le soluzioni prospettate con le proposte del professor Arrigo e del professor Intrieri non sono state prese in considerazione a livello politico ed istituzionale, nonostante non avessero nulla di rivoluzionario o di straordinariamente eversivo.

Allora credo che viste le provocazioni di governo, ministri e partiti sull’intera vicenda, non ultima quella della sindaca di Torino che plaude all’arrivo di Ryanair anche nella sua città, forse ognuno di noi è abilitato a fare proposte.

La mia forse può essere letta come una provocazione ma credo che la potrebbe considerare tale soltanto chi da per scontati i dogmi e i diktat in questi mesi ripetuti come un mantra da politici nostrani e da esponenti dell’Unione europea.

La nazionalizzazione sarebbe a mio avviso la strada più giusta e percorribile per una soluzione duratura della vertenza Alitalia, ma visto l’impedimento tutto ideologico posto dalle forze politiche (almeno tutte quelle che stanno in Parlamento), forse sarebbe più praticabile l’alternativa di un impegno diretto dei lavoratori, di una SOCIALIZZAZIONE DEI MEZZI DI PRODUZIONE DEL TRASPORTO AEREO NAZIONALE. Detta così sembra una frase rubata ai sacri testi rivoluzionari del secolo scorso, ma non è così. E chiarisco subito che non sto parlando neanche dei mostruosi e fallimentari tentativi di partecipazione azionaria sperimentati nel passato e sostenuti da molti partiti e da altrettanti sindacati. Quel che affermo è invece una soluzione prevista dalla Costituzione italiana.

Qualcuno potrebbe dirmi: “ma come, proprio quando lo Stato sta avviando una ITA tutta pubblica, tu parli di nazionalizzazione o addirittura di proprietà trasferita ai lavoratori?”. Il paradosso è proprio questo: si sta costruendo un soggetto pubblico per ammazzare Alitalia come la conosciamo e realizzare un piccolo vettore che sarà inizialmente pubblico per poi essere ceduto, tutto o in parte, a Lufthansa o Air France che lo utilizzeranno come propria compagnia regionale e come passepartout per appropriarsi definitivamente di gran parte del mercato del trasporto aereo italiano.

E allora meglio che ad occuparsene siano direttamente i lavoratori!

“I lavoratori…?”, dirà qualcuno. Perché no! Un qualche cosa che si avvicina a quello che in inglese si chiama employee buyout, acquisizione da parte dei lavoratori. Non è un percorso facile e servirebbe comunque la forte volontà dei lavoratori e un ok politico del governo, un gruppo di manager preparati che credano nel progetto, un impegno degli attuali creditori (primo fra tutti lo Stato), di alcuni istituti finanziari e di lessors pronti a scommettere su un rilancio di Alitalia. Condizioni difficili ma assolutamente superabili.

Visto che i tempi si allungano, che ITA non sembra altro che una bolla di sapone e che ci sono 11.000 posti di lavoro Alitalia in ballo, oltre a quelli di Air Italy e a quelli che si perderebbero nell’indotto e considerato che la Costituzione italiana che è la base sulla quale si dovrebbe costruire e valorizzare la socialità in questo Paese prevede la possibilità concreta …

DI ESPROPRIAZIONE E TRASFERIMENTO direttamente allo STATO, oppure

DI ESPROPRIAZIONE E TRASFERIMENTO A COMUNITÀ DI LAVORATORI (cioè i dipendenti)

della PROPRIETA’ di ALITALIA? Che ne dite di applicare proprio quest’ultimo articolo 43 ad Alitalia. Provocazione? Neanche poi tanto!

Infine, per chiarezza, riporto alcuni brani della nostra Costituzione, cominciando proprio da quell’articolo 43 che fa riferimento alla possibilità di trasferimento della proprietà di un’azienda ai lavoratori… che magari a rileggerla ogni tanto non fa male!

  • Art. 43: “A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.”
  • Art. 1: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”
  • Art. 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”
  • Art. 35: “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni…”
  • Art. 41: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. “
  • Art.42: “La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale…”

È proprio vero: la nostra Costituzione, che in tanti non conoscono e che molti vorrebbero invece dimenticare o modificare in peggio, riserva sorprese positive che possono essere colte. Ma serve come sempre lottare per difenderla e per applicarla, anche in questa vicenda che interessa Alitalia.

6 Comments

  • Mario Bertoletti Posted 20 Giugno 2021 10:38

    Idea già avanzata da Paolo Sani un ex che in Alitalia vi è nato. Soluzione del tutto possibile e, come indicato nel testo, perfettamente sancita dalla costituzione Italiana. Il solo ostacolo è posto dal governo, attuale o passati senza differenze, che ha già idealmente venduto cio che considera una patata bollente al primo offerente che si farà avanti, poco importa cio che succedera agli 11000 dipendenti.

    • Fabrizio Tomaselli Posted 20 Giugno 2021 10:43

      Si, l’ostacolo più grande è la mancanza di volontà politica che potrebbe essere però superato da una presa di posizione collettiva dei lavoratori di Alitalia. E’ importante non cadere nella rassegnazione, anticamera della sconfitta.

  • Aviomedia news Posted 20 Giugno 2021 12:21

    Tutto il mio rispetto per Intrieri e Arrigo ma non sono i guru dell aviazione… hanno una loro visione del problema che a mio avviso non tiene conto di 60 anni di storia di Az. Alitalia nel tempo è stata utilizzata come un ammortizzatore sociale permanente. Questa politica sarebbe andata anche bene se però a latere ci fosse stato un management adeguato e degli investimenti di flotta costanti per far crescere il business.
    Domanda: perché oggi il governo vuole liberarsi di questo asset così importante?
    Ma è semplice ! Per lo stesso motivo per il quale la compagnia si trova in questa situazione: non creare un nuovo carrozzone.
    Solo una grande organizzazione come Lufthansa o come Air France o anche come Delta, può in questa fase, correggere il problema che persiste da decenni, evitando che lo Stato continui in un opera di iniezione di denaro pubblico costante.
    Però la partita non si concluderà con la partenza o meno ITA, perché con un perimetro di intervento così modesto si aprono degli spazi enormi che possono essere acquisiti da soggetti Italiani (nuove compagnie aeree) che potrebbero accompagnare inizialmente ITA in questo percorso per poi affrontare le alleanze con un attimo di più tranquillità sula base dei risultati raggiunti.
    Oggi il vero nodo da sciogliere è la flotta di lungo raggio.
    La mia opinione è che ITA dovrebbe inizialmente operare il lungo raggio con gli A330 e fare un ordine consistente di A350 nuovi che consentirebbe alla compagnia di affrontare il tema del lungo raggio con il giusto approccio.
    La flotta deve essere moderna mono marca e sopratutto adeguata al network. Quindi o si fa una scelta su Boeing o si va su Airbus .
    Fare un mix sarebbe un grave errore a meno che ITA non decida di operare solo sul lungo raggio e quindi qui si aprirebbero degli scenari industriali molto diversi e per certi aspetti molto interessanti.
    Ma questa è un altea storia.

    • Fabrizio Tomaselli Posted 20 Giugno 2021 13:10

      L’approfondimento sarebbe lungo ma sono più che convinto che la soluzione non è Lufthansa o Air France. Proprio per il motivo che faceva presente alla fine del suo commento. Servirebbero soprattutto aerei di lungo raggio perché il mercato di corto-medio raggio deve tener conto delle low cost, ma le grandi compagnie europee tutto vogliono meno che un’Alitalia che opera i voli intercontinentali. A Lufthansa serve un’Alitalia piccola e regionale che porti i passeggeri verso Francoforte e >>Monaco, come ha sempre fatto Airf France negli ultimi venti anni di accordi a perdere. Serve una sterzata forte che veda in campo il pubblico nelle sue varie forme, con finanziamenti adeguati, con un management all’altezza e un progetto di vero rilancio.

      • Aviomedia Posted 20 Giugno 2021 15:42

        Infatti, non lo è!
        Nel bene o nel male questo governo ha preso una decisione che è quella di metterla in mani diverse dalle nostre (ed il motivo è molto semplice non c’è più interesse a sostenere una compagnia aerea come Alitalia che ha drenato soldi per anni al di la delle varie motivazioni che l’hanno condotta fino a qui) la compagnia di bandiera.
        Il problema non è il governo attuale con il quale molto probabilmente ci potrebbe essere un management adeguato ed esperto e la compagnia potrebbe partire sicuramente con i migliori auspici, è tutto ciò che potrebbe venire dopo questo governo e che andrebbe a cancellare quanto fatto di buono da quello attuale.
        Quindi la questione è veramente semplice: come si fa per evitare di far rivivere un carrozzone che è stato utilizzato per anni come ammortizzatore sociale, e non solo, senza perdere il marchio Alitalia e con il minimo delle perdite in termini di esuberi?
        La risposta è ancora più semplice va ceduta a qualcuno che non è coinvolto politicamente con il nostro governo.
        Ed ecco quindi la terna da cui tirare fuori dal cappello a cilindro il coniglio di pasqua.
        Come dicevo prima si possono aprire molte possibilità per le nuove compagnie aere che vogliono investire nel settore aeronautico in Italia ma solo dopo che ITA avrà dichiarato il proprio ambito operativo e solo dopo che ITA farà sapere quanti slot saranno lasciati liberi su Milano Linate.

        • Fabrizio Tomaselli Posted 21 Giugno 2021 07:45

          Non sono assolutamente d’accordo, così si percorre una strada già battuta e perdente: non si risolvono i problemi aziendali, non quelli dei lavoratori e si colpisce nuovamente uno strumento indispensabile per il rilancio del turismo, del made in Italy e del Paese. Comunque grazie del commento.

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